Io Fiorenza

Biografia

La versatilità della voce, l’approccio sanguigno alla scrittura e l’espressività scenica fanno di Fiorenza Calogero una delle più profonde interpreti della canzone tradizionale italiana.

Una profondità verticale che trapassa la terra natìa – Napoli e la Campania – e spunta negli emisferi opposti, nelle selve, tra gli spiriti e i popoli che li abitano.

Tra world music, canzone popolare e teatro la sua carriera sembra uno studio di etnografia che va ben oltre l’esperienza artistica.

“Ho scelto questo mestiere – dice Fiorenza – per esplorare, scoprire e portare in scena l’identità culturale della mia terra. Al di là del rituale artistico, l’arte per me è movimento, trasformazione, contaminazione. Dagli esordi in poi ho cercato di evitare i repertori monolitici e stagnanti, preferendo soluzioni sempre aperte alle conoscenze che via via maturavo nel tempo. Il linguaggio è una delle massime componenti della mia musica, grazie alle relazioni umane con musicisti di tutto il mondo (da Cristina Branco a Pino de Vittorio, da Amal Murkus a Mbarka Ben Taleb, da Maria Mazzotta a Urna, da Vittorio Grigolo a Ernest Daniel Smidth) e l’interminabile serbatoio di parole, storie e suoni a cui attingo”.

Tra i suoi numi tutelari compaiono personaggi che hanno fatto la storia del teatro e della musica contemporanea. Uno su tutti Roberto De Simone:

“Mi ha offerto la possibilità di misurare le mie potenzialità, mi ha aiutato a capire la direzione che avrei dovuto prendere, soprattutto nei primi anni di attività, quando non avevo maturato ancora una consapevolezza. Il ‘rito di iniziazione’ è avvenuto con il debuttato ne “La Gatta Cenerentola”, il banco di prova tecnicamente più impegnativo e costruttivo per un interprete esordiente: lì ho capito che non sarei mai più scesa da un palcoscenico”

Il legame tra il teatro impegnato e la musica tradizionale è la naturale evoluzione del suo percorso di crescita. L’incontro con Marcello Vitale, compagno di vita, di arti e di mestieri (Vitale è un chitarrista virtuoso di chitarra battente) ha rappresentato per Fiorenza la definizione di un suono personale e riconoscibile, che le ha permesso di entrare in contatto con artisti e maestri del calibro di Enzo Avitabile, produttore artistico del suo quarto disco “Nun tardare sole”, finalista della sezione interpreti del Premio Tenco 2016: “Frequentare, vivere, condividere la musica di Enzo significa costruire un puzzle che inevitabilmente ti porta alla world music”.

La riscoperta di un autore del passato come Raffaele Viviani porterà Fiorenza Calogero a misurarsi con una lingua armoniosa e spigolosa al tempo stesso:

“Un artista difficilissimo da reinterpretare e che da molti anni mi tiene ‘incatenata’ alla realizzazione di un disco. L’emergenza covid ha rallentato ulteriormente i tempi della produzione ma ogni volta che mi approccio a questo lavoro rimango folgorata dalla bellezza delle sue opere”.

 

Cinema e fiction, esperienze fugaci ma vissute su set prestigiosi:

 

“I miei primi approcci con il grande schermo sono legati comunque al ruolo di cantante nello splendido “Passione” di John Turturro, presentato alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ed “Enzo Avitabile Music Life” del premio Oscar Jonathan Demme , per il silenzio degli innocenti. Da attrice nel 2020 ho fatto parte del cast de “Il commissario Ricciardi” di Maurizio De Giovanni con la regia di Alessandro D’Alatri, nel quale ho interpretato Marietta ‘a guardaporte, nel quinto episodio dal titolo Vipera”.

“Qui rido io” con la regia di Mario Martone in concorso alla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2021

Sempre nel 2021 Fiorenza insieme al cantante Mario Maglione sono stati protagonisti di un evento unico: concerto nella Grotta Azzurra di Capri. Per la prima volta nella storia il concerto si è tenuto nel famoso antro blu, simbolo dell’isola, meraviglia conosciuta e ammirata dai turisti provenienti da tutto il mondo. Nell’ambito del Festival internazionale di Capri “Il canto delle sirene” direzione artistica Geppy Glejieses si sono magistralmente esibiti accompagnati dal chitarrista Carmine Terracciano, proponendo senza microfoni un repertorio di canzoni della tradizione classica napoletana. Gli spettatori hanno potuto assistere all’evento sulle barchette a remi dei battellieri capresi, con la risacca in sottofondo e la grotta con il suo colore blu intenso.

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